IMC!


Contenuti


Foto

 







Curiosando...
Novita  Novità Link  Link Blog  Blog English  Español 

Akira Kurosawa

Opera cinematografica

Akira Kurosawa è uno dei più grandi registi cinematografici giapponesi, nato nel 1910 a Tokyo e mortovi nel 1998. Iniziò la sua carriera di regista con i film L'angelo ubriaco (1948) e Il cane selvatico (1949) ; tuttavia solo nel 1951, vincendo clamorosamente il massimo premio alla Mostra di Venezia con Rashomon, ottenne non solo un successo mondiale, ma impose anche in Occidente il cinema giapponese d'arte. Da allora si dedicò prevalentemente al genere del "jidaigeki", o film storico in costume.

I sette samurai (1953), uno dei suoi film più famosi, integra simbolicamente la vicenda storico-fantastica di Rashomon attraverso uno splendido formalismo non disgiunto da un forte senso ambientale.

Altro successo fu Il trono di sangue (o Il castello delle ragnatele, Kumonosu-jo, 1956), libero rifacimento in ambiente giapponese del Macbeth di Shakespeare, opera di grande importanza nella storia del cinema, interpretata , come molte , dal suo attore favorito , Toshiro Mifune.

Altri successi che hanno invece un ' impronta più moderna sono La fortezza nascosta (1958), La sfida del samurai (1961), Anatomia di un rapimento (1963). Si ricordano infine Barbarossa (1964) e Sanjuro (1967).

Dopo Do-deska-den (1971), che fu un insuccesso commerciale, il regista dovette rivolgersi all'estero per condurre a termine due film di indubbia qualità, da alcuni considerati dei capolavori: Dersu Uzala, che vinse l'Oscar nel 1976, inno poetico alla natura , girato con aiuti sovietici nella vergine Siberia Orientale e Kagemusha (L'ombra del guerriero), una coproduzione americana che vinse a Cannes, nel 1980, spettacolare affresco del Medioevo nipponico.

Ha poi realizzato lo splendido Ran (1985), ispirato al Re Lear di Shakespeare e ad un'antica leggenda giapponese. Nel 1989 ha diretto Sogni, nove episodi sui suoi sogni fantastici e irrealizzabili. Nello stesso anno ha anche ricevuto il premio Oscar alla carriera.

Nel 1991 ha realizzato Rapsodia d'agosto, pellicola sull'anniversario dell'esplosione atomica , interpretata da R.Gere. Nel 1993 ha diretto Madadayo - Il compleanno, un'altra riflessione sul passato, tema ricorrente nell'opera del regista. Degli ultimi anni della sua vita si possono ricordare L'ultimo samurai (1995), sorta di percorso autobiografico, e la realizzazione di alcuni spot pubblicitari per la televisione (1997).

Le caratterisitche dell'opera

Kurosawa è forse il regista che meglio rappresenta l'arte cinematografica giapponese. Il genere a cui egli si dedicò particolarmente fu il film storico, traendo spunto soprattutto dalla storia antica giapponese e dalle sue leggende, adattandole o reinventandole con grande abilità.

Kurosawa seppe abilmente inserire nei suoi film l'anima orientale , caratterizzata dalla gloria, dal misticismo e dal dolore. Utilizzò immagini di eccezionale forza espressiva ed eccelse anche nell'introspezione psicologica dei suoi personaggi.

Le caratteristiche dei film di Kurosawa e , più in generale del cinema giapponese del periodo , furono una dolorosa lentezza, un intrico di simboli arcani e al tempo stesso una violenza d'azione e di sentimenti , sconosciuta al cinema europeo ed americano, unitamente a un montaggio a taglio rapido di immagini.

Jidaigeki: vocabolo giapponese che si riferisce a un dramma o composizione artistica nipponica in genere a sfondo storico.Utilizzato soprattutto nel cinema, per indicare i film di samurai o "film - spada", in contrapposizione al gendaigeki o dramma moderno. Fra i capolavori del genere jidaigeki vi sono i film di Kurosawa, come ad esempio I sette samurai.

Rashomon: film realizzato dal regista nel 1950 , ispirandosi liberamente a due racconti di R. Akutagawa, Nel bosco e Rashomon, scritti intorno al 1915. Fu interpretato da Toshiro Mifune, Machiko Kyo, Masayuki Mori. Secondo i differenti punti di vista dei personaggi, vengono date quattro versioni contrastanti di un tragico fatto di sangue, ambientato all'epoca di Heian (secc. IX - XII), di cui sono protagonisti un nobile samurai, sua moglie e un bandito: il bandito Tagiomaru afferma d'aver ucciso in duello il samurai , dopo averne violentato la moglie ; quest'ultima sostiene di aver ucciso ella stessa il

marito; lo spirito del morto, evocato da una maga , rivela di essere ricorso al suicidio per non sopportare il disonore. Un boscaiolo presente al fatto fornisce, infine, una versione squallidamente antieroica, contrastante con tutte le altre. Il film è indubbiamente un ammirevole prodotto di stile, che si presta a varie interpretazioni in senso pirandelliano e che, premiato a Venezia nel 1951 con il Leone d'oro e con l'Oscar per il miglior film straniero nel 1952, rivelò al pubblico occidentale la vitalità artistica del cinema giapponese. Osservando la regola classica delle tre unità di luogo, tempo e azione, Kurosawa ha fatto soprattutto un'opera di puro cinema, valendosi di un ' interpretazione eccezionale, di crudo realismo e sfruttando con abilità le risorse della natura (celebre è rimasta la sequenza iniziale della discesa del taglialegna nel bosco). Di Rashomon furono realizzati un ' edizione teatrale negli Stati Uniti e un rifacimento cinematografico a opera di Martin Ritt (Hombre, 1967).

I sette samurai (Shichinin no Samurai): realizzato nel 1953 e interpretato da Toshiro Mifune, Takashi Shimura, Yoshio Inaba. Ambientata nel VI secolo, la vicenda narra di come un gruppo di samurai , rimasti senza signori feudali e divenuti mercenari , organizzi la difesa di un villaggio di contadini contro una banda di predoni. L'alto valore dell'opera, ricca di azione e di spettacolo e considerata uno dei capolavori del cinema nipponico, nasce dalla continua oscillazione tra la dinamica avventura e i toccanti sentimenti, il furore e la pietà, il dolore e la gloria, espressi con grande talento. Il film intende trasmettere un messaggio di autentico valore umano: con il loro sacrificio , i sette guerrieri assicurano la pace al popolo ma, come dice il loro capo alla fine, sono i contadini che vincono, perché rappresentano la continuità della vita degli umili e la giustizia della loro causa.





Commenti

Nessun commento presente!

Scrivi un commento

Pui scrivere quì sotto un commento all'articolo che hai appena letto. Non sono abilitate smile, immagini e link. La lunghezza massima del commento è 4000 caratteri. La buona educazione è benvenuta, tutti i commenti offensivi saranno cancellati.

Your comment (lascia bianco!):
Utente (max 25 caratteri, obbligatorio)
Sito web (max 255 caratteri, facoltativo)
e-Mail (max 255 caratteri, facoltativa, non sarà pubblicata) Your opinion (lascia bianco!):
Commento (max 4000 caratteri, obbligatorio):





Valid HTML 4.01 Transitional
E-Mail - 39.66 ms

Valid HTML 4.01 Transitional