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SCHEDA INFORMATIVA

Titolo: La rivoluzione industriale 1760 - 1830

Autore : Thomas S. Ashton

Anno di pubblicazione :1998

Casa Editrice: Editori Laterza

Trama:

Il libro compie una dettagliata analisi in forma discorsiva della prima fase della rivoluzione industriale, dal 1760 al 1830. Vengono analizzate le cause del sorgere, lo sviluppo e il consolidamento dell'industria nel Regno Unito.

Capitolo I - Introduzione

L'autore apre il libro con un' analisi delle cause che contribuirono alla nascita dell'industria nel Regno Unito. Tra gli elementi più importanti presi in esame, il fattore popolazione. Durante la rivoluzione, infatti, si verificò un notevole aumento di popolazione, dovuto non tanto a un incremento delle nascite, né ad immigrazioni esterne, ma alla diminuzione della mortalità. L'aumento della popolazione fu, secondo Ashton, certamente legato alla rivoluzione industriale, ma non ne fu la causa, né la conseguenza principale. Esso si verificò grazie ad un generale miglioramento del tenore di vita, e fu favorito dalla rivoluzione, alla quale impresse una spinta.

Ma la rivoluzione avvenne per una serie di fattori più complessi, tra i quali l'autore ricorda l'abbassamento dei tassi di interesse sul denaro. Ciò permise al capitale di circolare in maggior quantità, poichè il suo "costo", cioè il suo interesse, era più basso. In questo modo fu necessario impiegarlo in attività a più lungo termine, poichè la sua rendita era minore. Altro elemento importante fu una nuova mentalità, molto più aperta, dovuta in parte alle nuove scoperte geografiche ed alla creazione di un impero coloniale, mentalità non più tesa ad accumulare capitale, ma a reinvestirlo in nuove attività. Unitamente a ciò, si riscontrarono anche un miglioramento ed una valorizzazione della scienza, che favorirono la rivoluzione.

Capitolo II - Prime forme di industria

Parte I

Il capitolo tratta della situazione nel Regno Unito agli inizi della rivoluzione industriale, collocandosi cronologicamente nella prima metà del 1700.

Tra le cause della rivoluzione industriale, vanno ricordate le enclosures. In precedenza, il sistema di coltivazione adottato era quello dei campi aperti. Ogni villaggio possedeva delle terre, sufficienti all'autoconsumo, che venivano coltivate collettivamente. Con le enclosures, invece, il terreno apparteneva a un proprietario unico, che gestiva autonomamente i propri possedimenti.Mentre nel sistema dei campi aperti era più difficile introdurre innovazioni agricole, poichè la decisione doveva essere presa non da un singolo individuo, ma da un' intera collettività, le enclosures resero più rapido il progresso dell'agricoltura. La produttività del terreno aumentò, rendendo disponibile maggior capitale da reinvestire. Inoltre, molte persone si trovarono disoccupate, perchè i terreni che un tempo erano di uso pubblico, ora erano recintati e di un unico proprietario, che non vi faceva accedere nessuno. I disoccupati rappresentarono una buona fonte di manodopera per le prime industrie.

In questo periodo il settore tessile conservava le caratteristiche di un economia di sussistenza e rurale. Molti dei processi tessili si svolgevano a domicilio, e spesso un contadino filava e tesseva da sé, utilizzando metodi piuttosto rudimentali. Altre fasi del processo erano svolte attraverso semplici macchine azionate dall'acqua o da animali. Iniziarono però a comparire le prime innovazioni tecniche anche in questo campo, e a formarsi delle piccole industrie.

Anche nel settore del carbone, l'estrazione avveniva con metodi rudimentali, il lavoro era basato soprattutto sulla forza umana e faceva scarso utilizzo di macchine. Tuttavia anche qui iniziarono a farsi strada i primi progressi. Uno dei più grossi problemi era costituito dall'acqua che si accumulava nei pozzi. Si tentò con successo di risolvere il problema con macchine a vapore, la migliore delle quali fu ideata da Thomas Newcomen. Rimaneva tuttavia il problema del trasporto del carbone, reso difficoltoso dalla pessima viabilità nel Regno Unito.

Nel settore metallurgico, una delle più importanti innovazioni fu la sostituzione della legna con il coke, un derivato del carbone, prodotto per la prima volta di qualità sufficiente da Abrham Darby. Anche la produzione dell' acciaio migliorò per qualità. Ma i processi di produzione metallurgici non si prestavano bene ad una meccanizzazione simile a quella dell'industria tessile, e la produzione poté aumentare solo quando migliorarono l'estrazione del carbone e i metodi di lavorazione.

I trasporti non erano molto efficienti nel Regno Unito. Le strade erano scarse e poco adatte al trasporto di elevati volumi di merci. Un mezzo migliore erano i fiumi, che però risultavano comunque insufficienti alle necessità di un paese industrializzato. Perciò, lentamente, venne estesa la rete di canali navigabili e vennero migliorate le strade: questo compito fu affidato a compagnie, finanziate talvolta dallo Stato, talvolta dai dazi che i passanti dovevano pagare per avere accesso alle vie di comunicazione.

Parte II

L'industrializzazione non si affermò in modo improvviso, ma graduale. Ai suoi albori, l'industria conservava infatti molti legami con l'economia precedente e con l'agricoltura. Era una industria rurale, dove l'operaio era spesso anche contadino e , poichè la tecnologia non era ancora molto progredita, un lavoratore poteva passare con facilità da un impiego ad un altro. Il lavoro era pagato a cottimo. Non esistevano delle vere e proprie fabbriche, ma un datore di lavoro che distribuiva i compiti a vari operai, che spesso si riunivano in piccoli gruppi di lavoro, oppure lavoravano a domicilio.

La rivoluzione industriale non avvenne prima di questo periodo perchè, pur essendoci stata una crescita economica, era necessario attendere che fossero rimossi gli ultimi ostacoli in ogni settore della produzione, e che si creasse una nuova mentalità adatta alla nascita di vere e proprie industrie.

Capitolo III - Innovazioni tecniche

In agricoltura, grazie anche alla diffusione delle enclosures, furono introdotte innovazioni, sia tecnologiche che nelle coltivazioni, con nuovi tipi di rotazione. Si superò una produzione di autoconsumo, e si stabilirono più contatti tra le varie zone coltivate del Regno Unito, favorendo così lo scambio di idee. Il livello e la qualità del cibo migliorarono, ma si crearono anche molti disoccupati, dovuti alle enclosures e al miglioramento delle tecniche di produzione. L'utilizzo massiccio di macchinari però non avvenne fino al XX secolo : le innovazioni , infatti , furono applicate ai metodi di coltivazione, non agli strumenti.

Anche l'industria carbonifera, come l'agricoltura, si prestava poco all'introduzione di macchinari, e il progresso fu lento. Si iniziarono a scavare pozzi più profondi, a trasportare in modo più efficiente il carbone e ad avere più sicurezza per i minatori.

Nel settore metallurgico, le innovazioni furono invece molto efficaci. Darby aveva reso possibile l'utilizzo del coke al posto della legna, e Henry Cort riuscì a sostituire completamente il combustibile minerale a quello vegetale, liberando così la metallurgia dalla necessità di essere vicina ad aree boschive e di importare legna. Altre innovazioni migliorarono ancora il settore, e i metalli si diffusero notevolmente.

Un' importante contributo fu fornito da James Watt. L'inventore migliorò dapprima la macchina di Newcomen per l'estrazione dell'acqua dalle miniere, e poi riuscì a trasformare il moto lineare prodotto dal vapore su un pistone in moto rotatorio. Gli effetti della sua invenzione furono enormi, e fornirono una fonte di energia economica, ma soprattutto in grado di essere applicata in qualunque luogo, senza legami con l'ambiente. L'invenzione della macchina rotativa coincise con altre importanti invenzioni, e diede un impulso fondamentale all'industrializzazione.

I cambiamenti più radicali si ebbero nel settore tessile. James Hargreaves ideò una semplice macchina chiamata jenny, che aiutava nella filatura. Richard Arkwright impiantò i primi grandi stabilimenti tessili, e ideò un filatoio più efficiente della jenny, detto frame, nonché un nuovo metodo di cardatura. Samuel Cromptron, infine, inventò un ulteriore tipo di filatoio, detto mulo, che presentava caratteristiche sia della jenny che del frame, e forniva un filo di ottima qualità. Nel campo della tessitura invece i progressi furono più lenti, e i telai meccanici faticarono maggiormente a diffondersi. Le innovazioni in questi settori permisero un largo utilizzo di nuovi tessuti, come il cotone.

Anche l'industria chimica si sviluppò, e si ottennero composti chimici, molti dei quali legati all'industria tessile, a prezzi minori.

La produzione della ceramica subì un incremento, e furono introdotte varie innovazioni nella sua produzione, mentre sorsero numerose fabbriche, tra cui la più importante fu fondata da Josiah Wedgwood.

I trasporti migliorarono notevolmente. Dapprima si cercò di perfezionare ed estendere la rete di canali navigabili, rendendola molto efficiente, e solo in seguito si perfezionarono anche le strade e la viabilità interna. L'innovazione più importante fu però l'introduzione della ferrovia. Rotaie in legno e poi in metallo furono inizialmente utilizzate solo nelle miniere e nel settore metallurgico, in seguito anche per i trasporti; furono inoltre costruite delle strade ferrate sulle quali viaggiavano carri trainati da cavalli. Dopo numerosi tentativi di vari ingegneri, tra cui George Stephenson, fu possibile applicare la forza del vapore ai carri su rotaia, creando così il treno a vapore, che diede un enorme contributo ai trasporti.

Ciascuna di queste invenzioni incentivò lo sviluppo non solo nel proprio settore, ma anche in altri, favorendo la produzione. Cronologicamente, la ricerca può essere divisa in fasi. In una prima fase, si studiarono nuove forme di energia, in una seconda, mezzi per sostituire la manodopera, in una terza fase, si cercarono mezzi per ridurre il costo del lavoro. Bisogna inoltre considerare che inizialmente l'industrializzazione toccò soprattutto la produzione di semilavorati e materie prime: carbone, metalli, tessuti, ecc., mentre la realizzazione di manufatti finiti, ad eccezione della ceramica, non fu molto influenzata durante il primo periodo.

Capitolo IV - CAPITALE E LAVORO

Parte I

Il capitale necessario allo sviluppo delle nuove imprese giunse da svariate fonti . Il benessere che si stava diffondendo nel Regno Unito rese disponibile una certa quantità di denaro da reinvestire, mentre una nuova mentalità spinse persone intraprendenti più ad investire che ad accumulare. Le prime aziende furono costituite da pochi soci, e il capitale a loro disposizione era esiguo. Essi spesso si sottoponevano a molte privazioni pur di riuscire ad accumulare il denaro necessario a sviluppare un' impresa. Con il passare del tempo, le aziende si espansero, ed aumentarono anche i soci, poichè ciò portava nuovo capitale da investire. Un problema che i proprietari dovettero affrontare fu il pagamento degli operai. In quel periodo, infatti, i contanti erano molto scarsi, e fu necessario ideare vari espedienti per rimediare dei salari costituiti da denaro utilizzabile.

Il processo industriale, a partire dalla materia prima fino al prodotto finito, era più lungo dell'attività di un semplice artigiano, e perciò i pagamenti non furono più immediati, ma si fece largo uso di crediti. Nuovo elemento della rivoluzione industriale fu così una nuova concezione del tempo, tesa a considerare scadenze a lungo termine, e non più immediate. Nacquero numerose banche di provincia, che si appoggiavano alla Banca d'Inghilterra, e che provvedevano a sostenere il sistema dei crediti tra le varie imprese. Venne fatto largo uso di lettere di cambio e di cambiali, che divennero il principale mezzo di pagamento. Il fondamentale contributo della banche all' industrializzazione fu quello di favorire la mobilitazione del capitale, che non era più impiegato, come nelle economie di sussistenza, per investimenti a breve termine, ma veniva inviato anche lontano, e per investimenti a più lungo termine.

Parte II

Furono molti i motivi, sia economici che tecnici, che spinsero gli imprenditori ad accentrare in una fabbrica i propri operai, che prima lavoravano a domicilio , anche se con non pochi problemi. Una prima difficoltà fu costituita dagli operai stessi, che non sopportavano di dover lavorare in fabbrica. La pessima viabilità agli inizi della rivoluzione rendeva inoltre difficili gli spostamenti di manodopera, ma problemi più gravi erano rappresentati dalla legislazione, che non favoriva gli spostamenti di residenza, e dalle corporazioni dei mestieri, che pretendevano un periodo di apprendistato prima che una persona svolgesse un mestiere. Inoltre era necessario trovare addetti specializzati per un determinato compito. Bisognava poi fornire una sistemazione anche agli altri membri della famiglia dell'operaio, e per questo le prime industrie furono più delle colonie che dei semplici stabilimenti. Molte volte inoltre il lavoro in fabbrica, come nel caso del settore tessile, era considerato meno onorevole ed importante del lavoro in proprio, e per questo i primi operai furono spesso persone in cerca di lavoro e di condizioni economiche poco agiate.

Un argomento che ha fatto molto discutere riguardo alla rivoluzione industriale, è quello dello sfruttamento dei minori nelle fabbriche. Essi infatti erano costretti a lavorare in condizioni miserabili ed estenuanti. La considerazione di Ashton è che ciò era del tutto normale, poichè un'era deve essere valutata in base a quello che vi è stato prima. Anche prima della rivoluzione i ragazzi erano costretti a lavorare duramente, e anzi, alcuni imprenditori, come Arkwright, fornirono anche una educazione di base ai loro piccoli operai. In sintesi, secondo Ashton, la rivoluzione industriale portò dei benefici, poichè comunque la condizione di vita degli operai migliorò, ad esempio nell' alimentazione o nel reddito. Nel settore minerario, per esempio, si ridusse in generale il numero delle donne e dei minori impiegati, vennero aboliti lo stato di servitù e l'obbligo di lavoro a vita, mentre i salari si innalzarono per la grande richiesta di carbone.

In industrie come queste, dei tessuti e del carbone, la manodopera non richiedeva particolari qualificazioni per svolgere il lavoro. Ma in altre industrie, come quella meccanica, del ferro o civile, le innovazioni tecniche furono tali da richiedere dei lavoratori specializzati e qualificati, che gli imprenditori ricercarono sempre con molto scrupolo. Inizialmente l'organizzazione della fabbrica fu piuttosto rudimentale. Gli imprenditori erano poco presenti sul luogo di lavoro, e spesso gli operai erano posti sotto il controllo di capisquadra, che godevano di numerose possibilità di iniziativa. Ma con la seconda generazione di imprenditori, l'attenzione e la disciplina aumentarono notevolmente, e la fabbrica assunse una organizzazione più simile a quella attuale. Il rispetto di regole molto strette era il prezzo del maggior benessere che la rivoluzione portava.

La rivoluzione provocò anche vari flussi migratori. Le migrazioni interne furono dirette dal Sud e dall'Est, meno industrializzati, verso il Nord e le Midlands. Vi fu anche una forte immigrazione di Irlandesi, attirati dalla richiesta di manodopera, che fu però controbilanciata da una grande emigrazione oltremare di Inglesi e Scozzesi.

Entro il 1830, l'industria nel Regno Unito aveva superato i principali ostacoli, e si era consolidata. Essa ebbe l'effetto di unificare l'economia del paese, e di creare un unico grande mercato, a differenza delle piccole economie locali presenti in precedenza.

Capitolo V - Individualismo e laisser - faire

Nel Regno Unito del 1700 il fulcro della vita sociale non era rappresentato dall'individuo o dallo Stato, ma dall'associazione di cittadini. Anche gli imprenditori e gli operai costituirono delle associazioni per tutelare i loro interessi.

Gli imprenditori si riunirono in associazioni per regolare le produzioni, concordare prezzi, ottenere leggi favorevoli dallo Stato, abbattere i privilegi o la concorrenza di altre industrie. Le associazioni tra imprenditori si svilupparono soprattutto nell'industria metallurgica e mineraria, mentre in altre, come quella tessile o della ceramica, a causa della maggiore dispersione delle fabbriche, esse ebbero meno successo. Vi fu anche il tentativo di creare un' associazione generale di tutti gli industriali, la General Chamber of Manufacturers, che tuttavia non ebbe successo, poichè i tempi erano precoci.

Inizialmente le associazioni tra operai furono molto rudimentali. Esse miravano a regolamentare le ammissioni nella categoria e i salari, ad eliminare lavoratori illegittimi. Con il passare del tempo, le associazioni di operai divennero sempre più forti, e furono talvolta, ma non sempre, promotrici di proteste anche violente dei lavoratori. Le associazioni furono tuttavia spesso contrastate dal governo, che tra le varie leggi, promulgò nel 1800 il Combination Act; a partire dagli anni '20 del 1800, però , grazie anche all'intervento di alcuni industriali, i sindacati ottennero maggiori libertà. Anche il tentativo di creare un sindacato nazionale, la Grand National Consolidated Trades Union, fallì come la Chamber degli industriali, poichè i tempi erano prematuri.

L'assistenza ai lavoratori in condizioni precarie venne assicurata in parte dallo Stato, ma soprattutto da associazioni di volontariato, e da alcuni generosi industriali. In generale, però, lo Stato adottò sempre di più una politica di laisser-faire, cioè limitò le regolamentazioni sull'industria, interessandosi in maniera limitata al problema. La conclusione di Ashton riguardo allo squallore e al degrado che la rivoluzione industriale creò tra i lavoratori attribuisce la colpa non alla rivoluzione in sé, ma alla lentezza con cui l'apparato amministrativo statale reagì alla rivoluzione.

Capitolo VI - Il corso della trasformazione economica

La rivoluzione industriale non diede i propri frutti subito. Ne è una prova il fatto che, nonostante l'aumento di produzione, fino ai primi decenni del 1800, i prezzi continuarono a salire, e solo in seguito scesero.

Anche se apparentemente separati, gli andamenti dell'agricoltura e dell'industria erano ancora legati. Cattivi raccolti significavano anche depressione industriale, poichè se bisogna spendere di più per il pane, si spende meno per tutto il resto. Nemmeno l'intervento del governo poteva impedire che i cattivi raccolti influenzassero tutta l'economia. Solo dopo che l'industria si fu consolidata e che il Regno Unito divenne un paese creditore, con attività estere in grado di assorbire l'eventuale crisi , fu possibile limitare i danni. L'economia era legata anche alla situazione estera, poichè il Regno Unito importava ed esportava molti prodotti. In generale, l'andamento dell'economia alternava momenti di prosperità a momenti di depressione, legati anche ai saggi d'interesse e ai cambiamenti politici.

Anche le guerre influenzarono l'economia in senso negativo, in particolare la guerra con gli Stati Uniti e con la Francia. A causa della politica statale nel far fronte alla guerre con la Francia, la sterlina si svalutò, mentre l'interesse dei prestiti salì, creando un ostacolo agli investimenti e quindi all'industria. La prosperità di molte industrie rimase legata all'andamento della guerra. Il tentativo di Napoleone di bloccare i commerci inglesi con il continente non ebbe grande successo, poichè le merci inglesi continuarono a essere importate attraverso vie indirette. Il Regno Unito poteva inoltre contare sulle esportazioni verso le colonie, e così il commercio durante la guerra subì danni moderati.

I danni maggiori giunsero dopo la fine della guerra. La smobilitazione creò una grande disoccupazione, mentre i commerci con il continente si erano ridotti. Si verificarono delle proteste da parte degli agricoltori e degli operai, soprattutto per gli oneri fiscali e per la richiesta di diritti politici. A partire dagli anni '20 l'economia si riprese, ed iniziò un periodo di prosperità, per poi entrare nel ciclo continuo di crescita e depressione che caratterizzarò il Regno Unito per lungo tempo.

La valutazione che Ashton trae, in conclusione del libro, riguardo alla rivoluzione industriale, è positiva: essa causò numerosi disagi alla popolazione, ma i vantaggi che ne derivarono, soprattutto a lungo termine, furono di gran lunga maggiori. Inoltre, molti dei problemi che afflissero il Regno Unito durante la rivoluzione industriale si sarebbero comunque verificati, anche se la rivoluzione non fosse avvenuta.

Commento

Il libro si presenta come un lungo trattato in forma discorsiva, che intende analizzare la prima fase della rivoluzione industriale.

Esso si apre con un' introduzione che esamina la situazione del Regno Unito prima della rivoluzione. Non ne viene tracciato un quadro completo, ma vengono presi in esame solo gli aspetti necessari alla descrizione della rivoluzione, dando rilievo ai fattori che l'hanno provocata. Nel secondo capitolo si illustrata la nascita delle prime forme di industria. A titolo esemplificativo, l'autore ricorre alla descrizione dei settori che più caratterizzarono l' epoca, come il settore tessile, minerario, metallurgico. Nel terzo capitolo vengono invece descritte le innovazioni tecniche introdotte durante la rivoluzione. Esse furono di vitale importanza per lo sviluppo dell'industria, e costituirono uno degli elementi che contribuì a trasformare l'economia inglese del Settecento in un' economia industriale. L'inserimento della loro descrizione dopo l'analisi delle prime forme industriali è molto opportuna, poichè fa comprendere a fondo come si siano evolute le industrie e come le innovazioni tecniche abbiano contribuito a tale evoluzione. Dopo aver descritto gli aspetti strettamente tecnici dell' industrializzazione, nei successivi due capitoli l'autore si dedica alla descrizione degli aspetti finanziari e sociali. Nel quarto capitolo egli esamina dapprima le nuove strutture ed i nuovi processi finanziari che si vennero a creare con la rivoluzione. In seguito, descrive l' evoluzione dell'organizzazione del lavoro all'interno delle fabbriche. Nel quinto capitolo vengono invece presi in considerazione l'atteggiamento dello Stato nei confronti della rivoluzione e le nuove forme di associazione, sia tra imprenditori che tra operai. Nell'ultimo capitolo viene descritto l'andamento dell'economia nel periodo esaminato, considerando anche le cause che comportarono periodi di prosperità e di depressione.

L'autore compie una descrizione molto imparziale della rivoluzione, evitando sempre i commenti personali, solo talvolta si abbandona a piccole considerazioni. Ne è un esempio l' affermazione "..il dispendio di energia era [...]troppo perchè uno scozzese potesse tollerarlo" (Cap III, pag 74), riferendosi a James Watt. O ancora , quando afferma che Arkwright aveva "la gentilezza e l'humor che sono in realtà i caratteri dominanti della popolazione del Lancashire"(cap III, pag 79).

L'autore inoltre non elabora un discorso troppo teorico, ma, dopo aver esposto un concetto, supporta con degli esempi concreti ciò che ha affermato. Numerosi sono anche i riferimenti a luoghi, nomi e fatti reali, che danno ancor maggiore concretezza all'opera. La spiegazione nel complesso non risulta mai troppo difficile, e l'autore ha avuto l'abilità di illustrare con relatività semplicità processi economici anche molto complessi. Tuttavia, talvolta gli avvenimenti sono spiegati in modo talmente dettagliato, da risultare poco chiaro per chi non ha almeno alcune conoscenze di economia. L'autore non rivolge particolare attenzione all'aspetto sociale, e si limita in alcun i paragrafi a ricordare in modo generico quali fossero le condizioni di vita degli operai. La sua opinione a riguardo è che ,a differenza di quanto normalmente si crede, la rivoluzione industriale portò dei disagi alla popolazione, ma i vantaggi che ne derivarono furono maggiori.

Personalmente ho trovato abbastanza pesante questo libro,che non mi è piaciuto leggere. L'argomento della rivoluzione industriale era interessante, ma trattato in modo così approfondito e tecnico da risultare in molti punti noioso, e talvolta anche incomprensibile per chi non ha rudimenti di economia. Ho potuto apprezzare maggiormente il libro ed il suo contenuto dopo averne fatto il riassunto, perchè questo mi ha consentito di avere una visione generale dell'opera, e soprattutto delle varie evoluzioni che l'industria ha compiuto.





Commenti

1 - PhoenixLun 24 Mag 2010 - 16:45:57  

Grazie mille per i riassunti, mi si sono chiariti alcuni punti del capitolo V che nel libro non avevo trovato espressi in modo molto chiaro. :)


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